Mar
27
Inserito in (Osteopatia, Professione) da Paolo Bruniera, il 27-03-2014

L’osteopatia è una “professione sanitaria”? Se lo fosse i pazienti avrebbero diritto alla tutela e alle esenzioni previste dal sistema sanitario nazionale, ma così ancora non è.

Con questo post ho voluto tentare di fare chiarezza nella situazione di anomalia che stiamo vivendo in Italia proprio in questi giorni, a seguito della risposta del Ministero della Salute all’interrogazione dell’onorevole Paola Binetti, per capire quali scenari si aprono per il cittadino che vuole ricorrere alle cure osteopatiche.

Per comprendere la situazione è necessario fare un passo indietro e guardare al quadro ambiguo che vive l’osteopatia in Italia in questa fase storica.

Osteopatia, fisioterapisti e “osteopati a metà”

Da una parte ci sono albi e professioni sanitarie, come i fisioterapisti, già riconosciuti dalla legge italiana, che sostengono che l’osteopata non eserciti attività sanitaria.

Dall’altra ci sono gli osteopati che hanno seguito un percorso di formazione completo e sostengono naturalmente la causa contraria.

Poi ci sono anche gli osteopati che si dichiarano tali dopo aver seguito qualche veloce corso di formazione (nemmeno lontanamente comparabile alla somma di competenze acquisibili dopo i cinque o sei anni di studi proposti dalle scuole di osteopatia), e che vorrebbero rientrare nel panorama sanitario.

Osteopatia e legge

La situazione in Italia è complessa anche a livello normativo: da una parte la legge n° 4 del 14 gennaio 2013 include l’osteopatia fra le professioni non regolamentate, quindi non sanitarie.

Dall’altra il 12 marzo 2014 il Ministero della Salute ha dichiarato che “Le attività svolte dall’osteopata rientrano nel campo delle attività riservate alle professioni sanitarie”.

A monte ci sono poi le dichiarazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che attribuiscono all’osteopatia tutte le caratteristiche di una professione sanitaria.

Mettiamoci infine la Comunità Europea e i suoi diversi paesi che già riconoscono l’osteopatia come una professione sanitaria, e si capisce bene come il comune cittadino non ci capisca più nulla e per gli osteopati si prospetti una sorta di sdoppiamento professionale!

La confusione è evidente anche a livello formativo, in quanto le norme tecniche UNI, che da poco costituiscono lo standard di riferimento per la formazione osteopatica in Italia, vengono applicate alle professioni non sanitarie. Ma queste stesse norme sono state create per recepire la normativa europea per cui l’osteopatia è una professione sanitaria!

Cosa accadrebbe se l’osteopatia fosse una professione sanitaria?

Insomma, l’osteopatia è una “professione sanitaria” o no? Anche se la questione appare più tecnica e normativa che altro, le ricadute vanno a interessare direttamente il paziente (il suo portafoglio e la tutela in quanto consumatore) e la qualità del lavoro degli osteopati.

Infatti, se l’osteopatia fosse una professione sanitaria, i cittadini avrebbero diritto alle riduzioni previste dal sistema sanitario nazionale e alle tutele da consumatori previste per i pazienti. I costi delle prestazioni si abbasserebbero e sarebbero, ad esempio, riconosciute come terapie mediche dalle assicurazioni. Di conseguenza l’accesso alle prestazioni osteopatiche verrebbe agevolato e queste si diffonderebbero con più facilità.

Inoltre, se l’osteopatia fosse una professione sanitaria, il consumatore verrebbe tutelato da “osteopati” non qualificati. A questo risultato siamo già parzialmente arrivati con la legge 4 del 2013, da cui però gli osteopati non si ritengono del tutto soddisfatti, in quanto se da un lato la norma regolamenta la categoria con la richiesta di istituire regole e associazioni professionali, dall’altro attribuisce all’osteopatia uno status non sanitario.

L’interrogazione dell’onorevole Binetti e la risposta del Ministero della Salute

In questa confusione, l’onorevole Binetti si è fatta carico di chiedere chiarezza al Ministero con un’interrogazione: l’osteopatia è una professione sanitaria con le conseguenti ricadute a tutela del cittadino e degli osteopati?
La risposta del Ministero ha sollevato un polverone: “Le attività svolte dall’osteopata rientrano nel campo delle attività riservate alle professioni sanitarie”. Allora perché le norme tecniche UNI e la legge n° 4 del 2013 (per rimanere in Italia) annoverano l’osteopatia fra le professioni non sanitarie?

A questo magma normativo tutti tentano di dare una forma: alcuni medici e fisioterapisti si arrogano il diritto di essere “la professione sanitaria” indicata dal Ministero che avrebbe diritto ad esercitare l’osteopatia.
D’altro canto gli osteopati si chiedono come mai un fisioterapista o un medico ambiscano ad esercitare una professione per cui non hanno seguito una formazione completa.
E gli “osteopati a metà” tentano di intrufolarsi fra i beneficiari della definizione ministeriale.

In sostanza, per garantire il cittadino italiano, il mio auspicio è quello di giungere presto a una definizione dei ruoli, in modo che l’osteopatia possa essere fruibile anche all’interno del sistema sanitario nazionale, con costi accessibili a tutti, detraibile fiscalmente e riconosciuta dalle assicurazioni come terapia medica.

Come scrive l’Associazione professionale degli osteopati:

“Non è il momento per portare acqua ai propri piccoli mulini, bensì per collaborare con le istituzioni nel favorire una riforma della professione, atta a garantire l’esercizio autonomo e disciplinato di questa professione, al termine di un percorso di studi compatibile con i migliori e già legittimati riferimenti europei”.

Commenti

Massimo Lombardozzi il 31 March 2014 alle 15:09

Grazie Paolo per il tuo commento con il quale non posso essere d’accordo.
Se l’osteopatia è professione sanitaria perché non rientra tra le prestazioni previste dal S.S.N.?
Ho già espresso il mio parere in un commento sul sito tuttosteopatia, ricordando che in altri Paesi europei esiste il diritto e l’obbligo di esclusività all’esercizio della professione, chi fa una cosa non ne può fare un’altra.
In sostanza coloro che diventano osteopati e decidono di esercitare tale professione, devono rinunciare a qualunque altro ordine professionale e se fatturano devono farlo come osteopati e basta.
Se fosse così anche da noi non ci sarebbero in giro tanti fisioterapisti o medici a rivendicare per sé il diritto esclusivo di praticare l’osteopatia, se non quelli veramente convinti di voler svolgere quella professione.
Il fatto che poi A.I.F.I. in virtù della risposta del Ministro all’interrogazione parlamentare dell’On. Binetti rivendichi per i suoi iscritti il diritto ad esercitare l’osteopatia, solo perché il Ministro ha dichiarato che si tratta di una professione sanitaria, è una cosa assolutamente ridicola.
Se così fosse anche i veterinari, terapisti occupazionali, farmacisti, podologi, igienisti dentali, tecnici di laboratorio e un’altra ventina di categorie professionali sanitarie, sarebbero abilitate all’esercizio dell’osteopatia.
Per finire, permettimi paolo di fare una sola precisazione, la legge N.4 del 14 gennaio 2013 non include l’osteopatia, così come nessun’altra attività professionale, tra le professioni non regolamentate; la legge non fa riferimento a nessuna professione in modo specifico ma soltanto alle professioni esercitare regolarmente e sistematicamente e che non siano inserite tra le professioni oggetto di regolamentazione, senza specificarne nessuna in particolare.
Chi ha inserito l’osteopatia tra le professioni non regolamentate oggetto della legge N.4 è stata l’UNI con la norma UNI 11492


Paolo Bruniera il 31 March 2014 alle 19:52

Salve Massimo, grazie per le precisazioni!
In effetti, come hai sottolineato, è stata l’UNI con la norma UNI 11492 a far ricadere la professione dell’osteopata all’interno della legge 4 del 2013. Mentre è il Ministero della Salute, in risposta all’interrogazione dell’Onorevole Binetti ad affermare che:
“Per quanto concerne l’osteopata, questo
Ministero si è più volte espresso, anche verso l’Ente Nazionale Italiano di Unificazione di Normazione, affermando che le attività svolte dall’osteopata rientrano nel campo delle attività riservate alle professioni sanitarie.”

Credo sarà quindi compito dello stesso Ministero dare tutte le disposizioni affinchè questo accada, sono molto curioso di vedere quali saranno i modi ed i tempi che verranno scelti per ridefinire questa situazione!

Mi sento solo di rinnovare la mia disponibilità in qualità di osteopata, di docente di Osteopatia e di direttore di una scuola di Osteopatia, ad una fattiva collaborazione con tutti gli osteopati, con tutte le associazioni di categoria, con tutte le altre scuole e con le istituzioni per trovare insieme una risoluzione che tenga conto di tutte le parti in causa!

Grazie ancora!
Paolo


generic priligy il 14 February 2015 alle 22:24

That’s a mold-breaker. Great thinking!


Inserisci un Commento
Nome:
Email:
Website:
Commento:

  • Newsletter

  • Siti Amici